Post

ANTROPOLOGIA: I RITI

Immagine
  Con il termine rituale si intende ogni atto o insieme di atti, svolti in sequenza, caratterizzati anche dall’uso di forme verbali codificate dalla tradizione, il tutto eseguito secondo norme codificate, che divengono normative per tutti i partecipanti. I riti sono strettamente legati alla religione e alla sfera del sacro, infatti, ogni rito svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l’esperienza religiosa. Uno dei principali studiosi del  rito  è stato  Ernesto De Martino : secondo l’antropologo italiano il rito aiuta l’uomo a sopportare una sorta di “crisi della presenza” che esso avverte di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria stessa vita. L’uomo affida al rito i momenti più critici della sua esistenza personale e della collettività di cui fa parte, infatti i riti divengono manifestazione di un desiderio o di una paura come la nascita, la morte, la guerra, il raggiungimento della pubertà. L’obiettivo che ci si pone, praticando il rito, si ...

ANTROPOLOGIA: LA MAGIA

Immagine
  LA MAGIA  Dopo i progressi della scienza moderna, nella cultura predominante la magia viene considerata come la credenza ingenua nella possibilità di manipolare con l’uso di combinazioni e accostamenti di sostanze il corso degli eventi e la natura delle cose. Lo studio della magia come modo di pensare cominciò nell’ottocento. Da allora in poi con il termine ‘magia’ si è inteso indicare un insieme di gesti e formule verbali mediante cui si ritiene di poter influire sul corso degli eventi e sulla natura delle cose. James Frazer sosteneva che il pensiero magico aveva preceduto quello religioso nella storia dell’umanità. Egli aveva colto almeno due modalità del pensiero magico: limitazione e il contagio. L’imitazione’ è la credenza che, vestendosi della pelle di un certo animale, il cacciatore possa mimarne i movimenti e quindi influire sul suo comportamento. Il ‘contagio’ corrisponde invece all’idea che due cose, per il fatto di essere entrate in contatto tra loro, conservino, ...

SOCIOLOGIA: IL LINGUAGGIO

Immagine
  Il linguaggio Una delle condizioni della comunicazione è l’esistenza di un codice condiviso dei soggetti (insieme di regole per poter associare a dei segni il giusto significato). Tra di essi, quello più importante da un punto di vista sociale è la lingua parlata. Il linguaggio è la capacità generale dell’uomo di esprimersi attraverso segni articolati e organizzati in maniera tale da poter trasmettere ai propri simili dei significati anche complessi. Esso è l’applicazione concreta di un codice con lo scopo di comunicare. Il linguaggio non è mai un carattere naturale dell’essere umano, ma il frutto di un patto implicito tra tutti coloro che appartengono a una certa cultura. Il linguaggio è una convenzione sociale e in quanto convenzione sociale è un tipico esempio di istituzionalizzazione di norme sociali, cioè di quel processo attraverso cui comportamenti ripetuti e condivisi da tanti membri della società si cristallizzano in regole da rispettare.  Come aveva compreso Durkhe...

SOCIOLOGIA: COMUNICAZIONE E MASS MEDIA

Immagine
La comunicazione è l’anima della società. La comunicazione è quella forma fondamentale di interazione sociale in cui i soggetti che interagiscono si scambiano dei significati.  Per mettere in comune dei significati con altre persone è necessario che si verificano alcune condizioni di base, senza le quali comunicare sarebbe impossibile. Vi sono cioè alcuni elementi che fanno parte di qualsiasi tipo di comunicazione. Le condizioni perché possa venire quest’ultima sono quattro:  -la prima condizione è che esista un canale, cioè che almeno due soggetti sociali entrino in contatto tra loro; -la seconda condizione è che dei significati vengano messi in comune, trasmessi nel processo comunicativo, ovvero che esista un messaggio; -la terza condizione è che i soggetti si possano comprendere l’un l’altro, e ciò presuppone che esista un codice comune, ovvero un linguaggio condiviso; -la quarta condizione è l’esistenza della volontà o intenzione di comunicare da parte dei soggetti coinvol...

PEDAGOGIA: DON MILANI E LA SCUOLA DI BARBIANA

Immagine
Il nome di don Lorenzo Milani rievoca agli insegnanti oggi meno giovani – che hanno vissuto il ’68 - molte suggestioni, ma nulla più. Rimane il ricordo di un ‘mito’, di un’alternativa cristiana alla contestazione d’ispirazione marxista. La sua scuola di Barbiana – era l’anno 1954 – è ricordata come precorritrice di una riforma della scuola sempre attesa e mai arrivata. Qualcuno ricorda con nostalgia o con sospetto la sua scelta di campo a favore dei poveri in un periodo in cui la Chiesa era esplicitamente schierata con la Democrazia Cristiana. Altri ricordano la scuola che doveva promuovere tutti: “una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”; oppure pensa al suo rifiuto delle materie, diremmo oggi, curricolari. Qualcun altro sorride all’idea di favorire fra i docenti i celibi in modo da richiedere loro totale dedizione di tempo e di entusiasmo a favore della scuola, oppure si stupisce quando in Lette...

PEDAGOGIA: MARITAIN

Immagine
  Maritain sostiene che la pedagogia può diventare una scienza autentica soltanto attraverso un indirizzo pedagogico: la pedagogia ha bisogno della struttura filosofica. La sola pedagogia possibile è quella cristiana, che utilizza l’Umanesimo integrale che interpreta l’uomo come unità inscindibile di spirito e materia.  Maritain afferma che la pedagogia è arrivata ad un bivio (L’educazione al bivio, scritta durante la seconda guerra mondiale). Esso è composto da due possibilità. Una di pensare l’uomo che si struttura secondo lo sviluppo naturale, attraverso lo sviluppo sociale e tecnico; l’altra di pensare l’uomo come persona, che diviene tale attraverso l’intelligenza e la libertà.   Maritain sceglie il percorso dell’Umanesimo integrale, quindi critica la pedagogia moderna. Afferma che ci sono 7 errori Gli Errori Dell’Educazione Ogni teoria pedagogica si è concentrata su un aspetto, tralasciando altri aspetti 1. Misconoscimento dei fini: non si riconoscono i fini ed...

PEDAGOGIA: MARIA MONTESSORI

Immagine
Maria Montessori, simbolo dell’educazione nuova, nacque ad Ancona nel 1870. Entrò nella clinica psichiatrica di Roma e cominciò a occuparsi del recupero intellettivo dei soggetti anormali. Nel 1900 fu incaricata di dirigere la scuola magistrale ortofrenica di Roma, nella quale si avvalse, per le sue innovazioni, di una classe di bambini deboli mentali.  Fu in seguito incaricata di aprire e dirigere una serie di scuole infantili, denominate case dei bambini. Nel 1909 Maria Montessori espose il risultato della sua iniziativa nel volume “il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini”. In breve tempo le case dei bambini si moltiplicarono in Italia, e all’estero il metodo montessoriano fu appoggiato da molti.  La casa dei bambini era frutto di osservazioni e scelte compiute sul campo. In tal senso Montessori lo definì un laboratorio di psicologia. Queste nuove scuole infantili, destinate ai bambini fra 3-6 anni, si caratte...

SOCIOLOGIA: IL WELFARE STATE

Immagine
  WELFARE STATE E TERZO SETTORE Oggi essere cittadini significa poter godere, tra gli altri diritti, anche del diritto a condurre in ogni momento una vita dignitosa. Lo Stato infatti riconosce a tutti i cittadini il diritto a un livello minimo di benessere. Essere cittadini significa godere di diritti per il solo fatto di esistere e di appartenere a quella determinata nazione. I diritti garantiti dallo Stato ai suoi cittadini vengono chiamati ‘diritti di cittadinanza’. L’idea moderna di cittadinanza nasce nel XVIII secolo, quando agli abitanti vennero riconosciuti i diritti civili, cioè quelli relativi alla libertà individuale. In questa fase sono state via via riconosciute le libertà di parola, di pensiero, religiosa, di stampa, di proprietà.. sono quest’insieme di diritti che garantiscono ai cittadini una soglia minima del benessere. L’insieme di tutti gli interventi pubblici attraverso cui lo Stato mira ad attuare i diritti sociali dell’individuo viene chiamato Wellfare State, ‘...

SOCIOLOGIA: LA POLITICA E LO STATO

Immagine
  La politica e lo Stato  Nella società moderna, stendere, garantire e far eseguire le leggi sono compiti che spettano allo Stato. Il soggetto sociale che detiene il diritto e il potere di governare la collettività. Esso istituzionalizza l’esercizio del potere, disciplina l’impiego legittimo della forza all’interno della società, guida il processo di organizzazione di molte sfere della vita sociale. Nello Stato moderno nessuno è autorizzato a usare la forza a propria discrezione, nemmeno colui che occupa la posizione più potente. È necessario che l’uso della forza sia vincolato a regole codificate (la legittima difesa, l’intimazione di arresto), a determinate organizzazioni (l’esercito, la polizia), a occasioni circoscritte (un pericolo pubblico, la guerra). Se qualcun’altro fa uso di violenza attira su di sé le sanzioni previste dalla legge.  Essendo l’unico soggetto su un dato territorio che può ricorrere in modo legittimo all’uso della forza per fare rispettare la prop...

SOCIOLOGIA: LA DIMENSIONE POLITICA DELLA SOCIETÀ

Immagine
LE NORME E LE LEGGI Ogni società si basa sulla condivisione di un certo numero di norme più o meno esplicite a proposito dei comportamenti che sono ammessi o meno e sul loro significato.  Ogni società evoluta tende a formalizzare le norme sociali che ritiene più importanti e a renderle vincolanti per tutti i suoi membri. Esse divengono allora delle leggi. Una norma si formalizza quando il suo contenuto viene reso esplicito, anche solo verbalmente, da un’autorità riconosciuta.  Le norme sociali informali sono implicite e il loro contenuto resta incerto. Quella che noi chiamiamo legge è una norma sociale che è stata formalmente codificata: ciò la rende univoca, sicura, uguali per tutti. La formalizzazione delle norme sociali è uno strumento attraverso cui la società cerca di limitare e prevenire la possibilità dei conflitti sociali, oppure è uno strumento a cui essa ricorre per regolare e risolvere i conflitti quando questi si manifestano e rischiano di mettere a repentaglio l’o...

PEDAGOGIA: JOHN DEWEY E L’ATTIVISMO NEGLI STATI UNITI

Immagine
  JOHN DEWEY L’ATTIVISMO NEGLI STATI UNITI All’inizio del Novecento negli Stati Uniti, l’attivismo ricevette un impulso grazie all’opera rilevante e multiforme di John Dewey, che si occupò, oltre che di pedagogia, anche di logica, estetica e teoria politica e che può essere considerato il pensatore più rappresentativo nel quadro della cultura americana tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. La centralità dell’esperienza .  Elemento costante della filosofia di Dewey è la centralità dell’esperienza, considerata l’unica dimensione reale in cui tutto, la storia, la vita, la cultura, si costituisce in modo processuale. La prospettiva deweyana inizialmente assume una concezione idealista della realtà come un insieme organico. Strettamente connesso a questa eclettica concezione è il riconoscimento della relazione dinamica che si stabilisce tra i diversi aspetti della realtà. Nella prima fase della riflessione di Dewey, caratterizzata dagli studi di psicologia, emer...

PEDAGOGIA: LE AVANGUARDIE DELLA NUOVA PEDAGOGIA

  LE AVANGUARDIE DELLA NUOVA PEDAGOGIA Nel 900 si aprì un grande dibattito in tutta Europa per stabilire se la tradizione classica fosse ancora in grado di rispondere alle esigenze nonostante i cambiamenti sociali del tempo, oppure se fosse necessario prevedere una formazione dei giovani adeguata alle esigenze dei tempi moderni. Molte delle proposte riguardarono i collegi-convitti, che rappresentavano l’istituzione scolastica più diffusa.  Questi ultimi erano ritenuti adatti alla formazione dei giovani.  Il convitto era concepito come un luogo nel quale si congiungevano studio severo e rigorosa disciplina. Fu proprio nel campo dell’educazione collegiale che si manifestarono le prime avanguardie della nuova pedagogia. Tali esperienze furono intraprese da educatori appassionati e realizzate senza seguire studi pedagogici, ma animati dall’intento di superare i limiti della scuola tradizionale. I primi due collegi novatori furono quelli di Abbotsholme e di Bedales, entrambi i...

PEDAGOGIA: LO SVILUPPO DELLO SPORT

Immagine
Anche lo sviluppo degli sport si verificò nel primo novecento, esso non fu estraneo al riconoscimento dell’adolescenza e della giovinezza come età particolarmente adatta a forgiare sia il corpo sia il carattere della persona. I giovani della buona borghesia si dedicarono sempre più intensamente alla pratica sportiva e le società sportive si moltiplicarono sempre di più.

PEDAGOGIA: IL MOVIMENTO SCOUTISTICO

Immagine
  Diverso fu il destino del movimento scoutistico, che nacque in Gran Bretagna per volontà di Robert Powell. Egli diede vita a un’esperienza che era incentrata sulla valorizzazione del tempo libero come tempo utile per l’educazione. Questa si fondava sull’avventura, sulla ricerca e sull’esplorazione, puntando a un forte senso dell’onore e del dovere verso gli altri. L’esplorazione e la scoperta si effettuano attraverso esperienze gestite dagli stessi ragazzi. In tal modo essi si esercitano all’ordine interiore alla disciplina di gruppo.

PEDAGOGIA: I WANDERVÖGEL

Immagine
  La prima fu quella intrapresa in Germania da Gustav Wyneken e Paul Geheeb ispirata al movimento giovanile dei Wandervögel. Tale movimento era stato promosso da giovani animati da un acceso spirito antiborghese che si esprimeva nella vita a contatto con la natura, nel disprezzo dei miti borghesi del denaro, della felicità materiale, del successo e della vita comoda.  Wyneken e Geheeb diedero una loro originale interpretazione pedagogica dei Wandervögel, creando una comunità educativa nella quale erano privilegiati lo sviluppo libero del ragazzo, la coltivazione dei valori spirituali, l’autonomia della gioventù. Tutta la loro esperienza perse con il tempo la sua forza innovativa e si trasformò in un prestigioso collegio.

PEDAGOGIA: IL MONDO DEI GIOVANI

Immagine
  Il mondo dei giovani  Tra ottocento e novecento si manifestò un interesse più specifico per il mondo giovanile. Questo grazie a processi di modernizzazione, quali l’incremento del lavoro industriale, la vita cittadina, la diffusione di nuovi divertimenti come il cinema e di spettacoli sportivi. Altri cambiamenti erano invece sostenuti da un nuovo clima culturale, caratterizzato da un nuovo modo di vedere la giovinezza: questa veniva ora vissuta come una particolare e felice condizione fatta di esaltazione della ribellione e dell’incoscienza. Per quanto riguarda le ricerche scientifiche, sono fondamentali gli studi compiuti da Stanley Hall sull’adolescenza. Si tratta del primo tentativo di descrivere le caratteristiche del passaggio dall’età infantile a quella adulta. Secondo lo studioso, l’adolescenza era caratterizzata da sentimenti contrastanti: tutti i giovani passavano attraverso un certo grado di turbamento emotivo e di sconvolgimento prima di stabilire un equilibrio pi...

PEDAGOGIA: UNA NUOVA CONCEZIONE D’INFANZIA

Immagine
  DAL MAESTRO AL FANCIULLO UNA NUOVA CONCEZIONE D’INFANZIA Nel XX secolo si iniziò ad avere una grande fiducia nell’educazione e una nuova visione dell’infanzia. Si registrò un crescendo di interessi ed iniziative per assicurare al fanciullo protezione e un’educazione più rispettosa dei diritti dell’infanzia. Ellen Key, con il suo libro: il secolo dei fanciulli, ritenne che si possa rendere migliore l’umanità ponendo l’infanzia al centro della vita pubblica e privata. Questo libro divenne il testo di riferimento della nuova pedagogia livello mondiale.  Il novecento è stato il momento in cui i bambini del mondo occidentale sono stati più studiati e curati, il secolo della pediatria e della puericultura, ossia il corretto sviluppo fisiologico del bambino nei primi anni di infanzia.  La nuova realtà dell’infanzia è documentata dai cambiamenti nelle famiglie più benestanti e anche negli altri ceti sociali. Nel abitazioni per la prima volta vennero previsti appositi spazi adeg...

PEDAGOGIA: DOMANDE A FINE CAPITOLO PAGINA 374-376-379

  DOMANDE DI FINE CAPITOLO: PEDAGOGIA   P. 374 1. Gli effetti che avuto la diffusione del pensiero positivista in Italia furono la modernizzazione dello Stato unitario la lineamento culturale con gli altri paesi europei è un aggiornamento culturale innovazione dei diversi campi del sapere come le scienze sociali e scienze politiche e gli studi economici. 2. I cambiamenti interessarono l’educazione in seguito all’arrivo del positivismo furono che essa era concepita come un campo di applicazione ampia e razionale delle leggi messe appunto sul piano biologico, psicologico, sociologico ed etico. 3. La scuola Secondo Gabelli serviva a esaminare senza pregiudizi i diversi aspetti della realtà in cui agiscono e capaci di esprimere un proprio criterio di giudizio di analisi.bisogna formare gente giovane senza dottrine fossili, senza idee preconcette, pronta da servar e ad esaminare qualunque cosa. 4. Nonostante si avvertisse il bisogno di incrementare l’educazione...