PEDAGOGIA: GABELLI E VILLARI
La cultura scientifica era vista come una grande occasione per sfuggire alla retorica, alle tesi precostituite, allo scontro ideologico e doveva essere impiegata, come suggeriva Gabelli, per capire le cose e formare delle teste, vale a dire persone in grado di esaminare senza pregiudizi i diversi aspetti della realtà in cui agiscono e capaci di esprimere un proprio criterio di giudizio e di analisi. Lo scopo della scuola era quello di preparare gente giovane di testa, senza idee preconcette, pronta ad osservare ed esaminare qualunque cosa.
Pasquale Villari suggeriva di guarire gli italiani dall’ampollosità dei grandi discorsi, dall’enunciazione di sommi principi e dalla tentazione di guardare più al passato che al futuro, e abituarli a esaminare in modo razionale le situazioni, elaborare giudizi, insomma formare persone disposte al cambiamento e a investire sul futuro. Villari riteneva che il metodo positivo potesse risultare di grande efficacia per risolvere i problemi dell’Italia più povera. Egli rivolgeva il proprio sguardo ai ceti popolari disagiati, che vivevano in condizioni igieniche drammatiche. Se si voleva svecchiare l’Italia occorreva interrogarsi sulle cause di tanta miseria e rispondere con proposte concrete. In questo impegno Villari faceva consistere il vero compito del Risorgimento nazionale.


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