PEDAGOGIA: LE VIE DELL'ALFABETO
Nell’ottocento i governanti si trovarono di fronte alla necessità di dar vita a una cittadinanza comune tra abitanti che spesso si sentivano ancora ‘sudditi’ più che cittadini.
Le vie dell’alfabeto furono subito individuati come particolarmente idonee per creare un tessuto omogeneo finalizzato a tenere insieme visti che si sentivano più legati a vincoli locali che nazionali.
Durante il novecento l’Italia compì un decisivo passo verso l’alfabetismo, allineandosi a quanto stava accadendo già da tempo nei paesi europei più sviluppati sul piano economico e civile.
Il primo censimento nazionale, svoltosi nel 1861 (operazione attraverso la quale si rileva un determinato fatto collettivo) documentò l'ampiezza del fenomeno dell'analfabetismo. In Italia, solo 6 milioni di persone erano dichiarate alfabete, mentre il resto, ossia più di 17 milioni di italiani erano ancora analfabeti.
Quarant’anni più tardi, nel 1901, gli analfabeti costituivano ancora circa il 50% della popolazione. Erano però in prevalenza persone avanti con gli anni, anche se persisteva una quota di bambini che, nonostante ogni sforzo delle autorità, non frequentava o abbandonava precocemente la scuola. Dal 900 in poi saper leggere, scrivere e far di conto non furono più premurose abilità confinate nella dimensione privata e lasciate perciò alla libera scelta dell'individuo, esse furono sempre più att associate all’evoluzione sociale, economica e civile. Di qui i vincoli di obbligatorietà con cui lo Stato procedette nella scolarizzazione delle giovani generazioni (1877, ministro Coppino rese più severo l'obbligo dei genitori di inviare i figli a scuola).
La lotta contro l'ignoranza dovette misurarsi con difficoltà di ogni genere. Tra queste spiccano l'arretratezza dell'economia, la povertà delle persone, l'indifferenza dei genitori, l'ostilità di una parte del clero ei timori della stessa classe dirigente che l'eccessiva familiarità con illeggere, lo scrivere il far di conto potesse scatenare conseguenze sociali imprevedibili.
Nella battaglia contro l'ignoranza molte furono le risorse in campo, occorre infatti che la società nel suo insieme esprima un giudizio positivo sull'alfabetismo e sulla scuola, che vengono creati i posti di lavoro destinati a chi ha studiato e che i cetari percepiscono l'utilità di saper leggere, scrivere e conteggiate e, di conseguenza, siano invogliati inviare i figli a scuola.
La complessità della battaglia contro l'ignoranza può essere riassunta entro due nozioni distinte: l'alfabetizzazione e la scolarizzazione.
Parlare di alfabetizzazione significa considerare la molteplicità dei processi con cui ci si impadronisce del leggere, scrivere e far di conto, fenomeno che non si realizza solo nella scuola, ma si compie mediante varie iniziative.
Con il date scolarizzazione si indica invece in modo più specifico la frequenza della scuola.

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