PEDAGOGIA: FRIEDRICH FROBEL E I GIARDINI D'INFANZIA
Il nome Fröbel è associato a un’infanzia che cominciava a presentare tratti di notevole modernità: un bambino non più solo da alfabetizzare, ma al quale si riconosce anche il diritto di giocare e di apprendere attraverso il gioco in un luogo, il giardino d’infanzia, di libera espressione e di crescita non ancora condizionata dalle regole della vita adulta. Dopo un periodo trascorso accanto a Pestalozzi come assistente, nel 1817 Fröbel aprì la sua prima scuola.
In quello stesso anno diede alle stampe il primo saggio ‘progetto d’un piano per fondare e realizzare un giardino d’infanzia’, nel quale, esaltò l’opera educativa della donna e l’amore per i bambini, sostenuto dalla conoscenza e dalla rispetto delle leggi della crescita naturale.
Secondo Fröbel, scopo dell’educazione è la conoscenza della natura nella molteplicità delle sue forme. L’educazione è perciò chiamata a configurarsi come sostegno dell’autorealizzazione personale. Il gioco fu concepito da Fröbel come il baricentro dell’educazione infantile. Esso è cioè visto come strumento principe per favorire l’espressione in maniera creativa in stretto rapporto con il linguaggio. Su queste basi si sviluppò l’idea dei ‘doni’, cioè di giocattoli dotati del potere simbolico di far intuire al bambino le leggi che regolano il mondo.
Il primo dono era rappresentato da una palla elastica alla quale venivano associate specifiche attività. Padroneggiando la palla, il bambino familiarizzava con le proprietà fondamentali dei corpi.
Il secondo dono consisteva in una sfera e in un cubo di legno. Gli esercizi compiuti con questi oggetti avevano lo scopo di dimostrare al bambino la possibile armonia che governa anche ciò che è apparentemente contrario.
Il terzo era costituito da un cubo diviso in otto piccoli cubi, il quarto ancora da un cubo distribuito in tavolette di spessore e larghezza diverse. Lo scopo era quello di rispondere al bisogno del bambino, di vedere dentro e di manipolare oggetti grandi e piccoli.


Commenti
Posta un commento